Accursio Mariangelo, umanista, filologo e archeologo foto

Accursio Mariangelo umanista, filologo e archeologo

.Accursio Mariangelo umanista, filologo e archeologo italiano, noto per essersi occupato di ricerche epigrafiche e di studi filologici e per aver curato le opere di Ammiano Marcellino e di Cassiodoro, è nato a L’Aquila nel 1489 da Giovan Francesco e da mamma che portava come cognome Tebaldeschi (antica famiglia di Norcia).

Accursio Mariangelo, umanista, filologo e archeologo – la vita

Ottenne la Cittadinanza Aquilana soltanto nel 1538, forse perché il padre non era proprio aquilano.

Mariangelo rivestì la carica di Cancelliere del Comune de L’Aquila.

I primi insegnamenti gli pervennero in L’Aquila, dettati da una famiglia di prestigiosi umanisti e studiosi.

Durante il cinquecento spesso si completavano gli studi a Roma, dove soggiornò lungamente e dove ebbe  l’opportunità di approfondire gli studi classici. Qui aumentò anche il proprio interesse verso la filologia e la drammaturgia che gli permisero di ottenere qualche riconoscimento dalla corte papale.

Accursio Mariangelo, umanista, filologo e archeologo a Roma

A Roma trovò il suo ambiente ideale che lo portò a conoscere tanti altri umanisti italiani e a correggere i cosiddetti “syllogai” (antiche collezioni manoscritte di iscrizioni) conservati fina da tempo immemorabile. Un lavoro culturale fatto da certosino.

La vita di società a Roma gli fece conoscere i principi Hoenzollern, i Marchesi di Brandeburgo e tante altre famiglie nobili romane che gli furono molto utili nei suoi studi.

Promosse tante iniziative editoriali per diffondere le iscrizioni dei monumenti classici: i suoi testi furono stampati nelle più importanti città europee, che accrebbero la sua fama di  filosofo ed epigrafista.

Accursio Mariangelo precettore

Fu anche precettore dei figli del Marchese di Brandeburgo e, questo suo lavoro gli permise di viaggiare in Europa. Implementò così il volume dei suoi studi, specie in Spagna, dove raccolse tante iscrizioni e disegnò tutta una serie di schizzi dei principali monumenti classici, meta preferita nelle sue escursioni culturali.

Rimase nella penisola iberica dal 1525 al 1529, al seguito di Carlo I e fu testimone di tanti episodi storici dell’epoca, fra i quali:

  • L’incoronazione di Isabella Regina del Portogallo (a Toledo);
  • i preparativi del viaggio del Re a Barcellona, città da cui il re si imbarcò per essere incoronato come Imperatore a Bologna.

I disegni

Molto interessanti sono i disegni degli archi di Bahá, Cápara o Medinaceli, Capinhamonumenti romani ancora esistenti nel 1500: i suoi disegni dei monumenti e  opere spagnole e potoghesi, denominate “schedae” sono un capolavoro di metodologia scientifica applicata all’archeologia ed epigrafia.

La stima di Carlo V gli avvalse l’incarico (insieme a Nicolas Marerano) di ricostruire storia e toponomastica di Madrid (antica città romana “Complutum”). E’ ben nota la predilezione dell’Imperatore Carlo V per la cultura e le sue iniziative per dotare le biblioteche di molti libri.

Oggetto delle sue attenzioni furono anche il Torrione di Ardoz, Guadalayara e tante altre zone archeologiche spagnole.

Dalla Spagna ad Augusta

Tornò dalla Spagna per stabilirsi in Augusta, sotto la protezione della famigla Fugger, grandi mecenati dell’epoca che gli permisero (con l’appoggio dei banchieri) di stampare una raccolta di testi epigrafici del mondo antico realizzata per rendere omaggio a Carlo V.

Il grande storico aquilano Massonio lo definì fra i maggiori antiquari dell’epoca capace di raccogliere molte “antichità” nel Campidoglio.

Trattò l’epigrafia come scienza. Molti dei suoi scritti furono pubblicati postumi riscoperti dal Muratori.

L’elenco delle sue opere

L’elenco delle sue opere è troppo lungo e rivolse la sua attenzione anche verso la vallata Peligna, in Castelvecchio Subequo.

Mariangelo Accursio fu nominato cittadino aquilano nel 1538, aggregato al Castello di Citareale: come noto, all’epoca L’Aquila era formata da tanti castelli che costituivano un territorio “unicum” feudale gravato da usi civici.

Accursio si recò in Germania, insieme ad Alessandro Trentacinque, a propria cura e spese per sostenere a Carlo V i danni derivanti dai castelli infeudati. Riuscì a incontrarlo in La Spezia, dopo averlo a lungo rincorso, e si accordò con lui  per il pagamento di 90.000 ducati (cifra grande per l’epoca) e per costruire un castello, terminato, infatti nel 1534.

Il privilegio concesso dal Re per la reintegra dei castelli non fu realizzato per le forti resistenze dei nuovi feudatari.

Le accuse di peculato

Purtroppo gli aquilani dell’epoca accusarono Mariangelo Accursio di peculato e lo invitarono a rendere conto delle spese sostenute. Questo episodio lo amareggiò terribilmente e morì in L’Aquila nel 1549: trovò sepoltura nella Chiesa di San Bernardino.

Troppo lungo l’elenco delle sue opere, che, ancor oggi, rappresentano tappe miliari dell’archeologia e dell’epigrafia. Basti pensare che lo stesso Momsen approfittò degli studi di Mariangelo Accursio.

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