L’eccidio di S. Agata di Gessopalena foto

Eccidio di Sant’Agata di Gessopalena

L’eccidio di Sant’Agata di Gessopalena: quell’’alba del 21 gennaio 1944…

L’ultima guerra ha portato, come tutte le guerre, lutti, dolori, miserie, malattie e quanto di più triste può esistere nella storia umana. Così è stato anche per l’Alta Valle Aventino.

Attraversata in pieno dalla linea Gustav (voluta, progettata e realizzata dal Generale tedesco Kesserling) l’intera zona fu terra di nessuno. Teatro di, appostamenti, esplorazioni, scontri e battaglie  fra le truppe occupanti tedesche le formazioni partigiane locali. Fra queste ricordiamo: banda Montenerodomo, Banda Civitella, Banda Palombaro, Brigata Maiella.  Le popolazioni difendevano strenuamente le loro cose e il proprio territorio. Contro i soprusi, gli stupri, i furti, le angherie e chi più ne ha ce ne metta,  perpetrati dalle truppe occupanti tedesche.

L’eccidio di Sant’Agata di Gessopalena – 21 gennaio 1944

I rastrellamenti di uomini idonei al lavoro di costruzione di postazioni e difese militari erano all’ordine del giorno, come pure i sequestri di animali domestici e di beni di consumo.

Il tutto, accompagnato dalla brutalità e dalla ferocia delle truppe naziste con mitragliamenti, fucilazioni e morte anche di gente inerme.

Quello che rimarrà, però, nella memoria di tutte le popolazioni locali e che è stato tramandato, anche per tradizione orale alle future generazioni, resta indiscutibilmente il cosiddetto “Eccidio di Sant’Agata nel territorio di Gessopalena”.

L’eccidio di Sant’Agata di Gessopalena: atto di barbarie

Definirlo un atto di barbarie è troppo poco: in quel luogo si manifesta l’essenza più primitiva della violenza umana, la ferocia più brutale che non conosce limiti.

La strage di Santagata rappresenta per l’Alta Valle Aventino uno dei crimini di guerra più gravi commessi  dai tedeschi contro la popolazione civile, caratterizzato da bestialità ed inumanità, quella che  i “latini patres” definivano crudelitas, atrocitas.

Una frase di Fedor Michailovic Dostoevskij rende,  forse l’idea:

La gente spesso parla di crudeltà “bestiale” dell’uomo, ma questo è terribilmente ingiusto e offensivo per le bestie: un animale non potrebbe mai essere crudele quanto un uomo, crudele in maniera così artistica e creativa.
L’emozione di quanto accaduto, mi attanaglia ancora la gola, il suo racconto mi emoziona”.

La storia racconta che…. Torricella Peligna

Alcuni abitanti di Torricella Peligna uccisero due  militari tedeschi, durante una loro azione di rastrellamento e furti.

L’episodio scatenò la furia delle truppe occupanti tedesche e tante pattuglie accorsero nella zona. Una di queste intercettò la famiglia D’Amico in località Santa Giusta nei pressi di Sant’Agata. I soldati fucilarono quattro di loro, uno solo riuscì a fuggire.

Subito dopo si diressero verso Sant’Agata , una frazione di Gessopalena, dove, nella casa colonica di Antonio Lannutti, radunarono, armi in pugno, le persone che abitavano temporaneamente in quella zona per riparasi dai rigori di quel triste e lungo inverno, soffrendo fame e sete.

L’eccidio di Sant’Agata di Gessopalena: la ferocia delle truppe nemiche

Con fredda ferocia, lanciarono una trentina di  bombe a mano e incendiarie all’interno dello stabile provocando il crollo del solaio e la caduta e morte delle persone che in esso erano state costrette a confluire.

Subito dopo entrarono all’interno del fabbricato per accertarsi che “l’opera era stata compiuta”, presero la paglia,  versarono liquido infiammabile dovunque e appiccarono il fuoco.

Nicoletta di Luzio, il fratello Leonardo e il fratellino Antonio erano però miracolosamente salvi e cercarono di nascondersi fingendosi morti, tentarono di fuggire.  I tedeschi uccisero Leonardo Di Luzio sulla porta del casolare, ferirono Nicoletta e il fratellino più piccolo si riparò in una mangiatoia.

I due scamparono all’eccidio.

Il completamento dell'”opera” dei tedeschi

I tedeschi con molta naturalezza si allontanarono “soddisfatti di aver completato l’opera”.

Nicoletta e Leonardo di Luzio furono medicati a Gessopalena e poi avviati  all’ospedale di Vasto.

Quell’’alba del 21 gennaio 1944, in contrada Sant’Agata di Gessopalena, nella casa colonica di Antonio Lannutti furono trucidati ed  arsi vivi  quarantadue inermi contadini di ogni età, donne e bambini.

Oggi nell’antico centro storico di Gessopalena, distrutto dalla guerra, ma i cui ruderi sono la testimonianza delle distruzioni dell’ultima guerra esiste un monumento alle vittime dell’eccidio di Sant’Agata.

In località Sant’Agata, un cippo, con un soprastante masso, reca i nomi dei martiri.

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