Le Farchie di Fara Filiorum Petri dipinto di Antonio Como

Le Farchie di Fara Filiorum Petri, un’antica tradizione

Le Farchie di Fara Filiorum Petri un’antica tradizione che si rinnova ogni anno.

Il 16 gennaio 2020 si procederà all’accensione delle “Farchie” a Fara Filiorum Petri. Un antico rito di sicura radice pagana, ma che costituisce la manifestazione di fede umile e semplice dei popolani verso il loro Sant’Antonio.

Le Farchie di Fara Filiorum Petri un’antica tradizione che si rinnova ogni anno

Come tutti i “fatti” anche qui, mito, leggenda e religione si incrociano, ma la tradizione orale, trasmessa di generazione in generazione accanto ai focolari domestici o durante le pause di lavoro nei campi narra del cosiddetto “Miracolo della Selva” operato da Sant’Antonio che salvò il paese di Fara Filiorum Petri dalle razzie, stupri, latrocini e distruzioni che le truppe francesi stavano portando nell’Abruzzo.

Le Farchie di Fara Filiorum Petri – Correva l’anno 1799…

Correva l’anno 1799, l’esercito francese, anzi,  gli assassini e briganti francesi avevano invaso l’Abruzzo portando ovunque lutti e distruzioni.

Costrinsero anche il Re Ferdinando IV di Borbone alla fuga e l’Abruzzo fu facile preda delle orde francesi. A esse si opponeva la reazione spontanea, ma sterile dei contadini e del popolino definito “sanfedista” (praticanti la santa fede cristiana). Migliaia di morti nelle diverse insurrezioni in più parti d’Abruzzo; le truppe francesi incendiavano, bruciavano, saccheggiavano e uccidevano chiunque era loro davanti. Una vera e propria carneficina e stupri di ogni genere.

A Fara Filiorum Petri arrivavano le notizie dei vicini paesi

A Fara Filiorum Petri arrivavano le notizie dei vicini paesi e arrivò anche un certo generale francese Coutard che voleva distruggere il paese.

La tradizione orale narra che di fronte al generale a cavallo si parò Sant’Antonio che incendiò il bosco (quasi tutte querce). Davanti alla grandezza del santo e all’incendio i cavalli delle truppe francesi si prostrarono e non riuscirono più a proseguire il loro cammino. Dovettero anzi ritirarsi ed abbandonare il tentativo di assalto a Fara Filiorum Petri.

Il popolo, che con fervore aveva invocato prima del fatto il santo, gridò al miracolo e si ritirò in preghiera nella Chiesa di Sant’Antonio per ringraziarlo!

Le farchie in un dipinto di Antonio Como

La tradizione

Da allora, ogni anno iniziò la tradizione del rito di ringraziamento attraverso l’accensione prima di fuochi e poi di candele cilindriche la cui dimensione aumentava di anno in anno poiché le diverse contrade, come oggi, gareggiavano a chi faceva la farchia più grande.

La farchia

La farchia è un cilindro costituito  da canne disposte secondo un’antica tecnica tramandata da padre in figlio. Per evitare l’eccessivo ingrandirsi (dovuto alla competitività e rivalità esistente fra le diverse contrade) se ne fabbricano fino all’altezza di 10 metri con un diametro di circa 1 metro.

Un tempo erano portate sul piazzale antistante la Chiesa di Sant’Antonio con carri trascinati da buoi adornati di fiocchi e teli multicolori.

Oggi il compito è riservato ai trattori, sui quali, i partecipanti, vestiti in antichi costumi, cantano e ballano col famoso “du botte”. Per chi non lo sapesse, quest’ultimo è un tipico strumento diatonico abruzzese. Il tutto accompagnato da vino e cibi casarecci (famosi i tarallucci).

La fabbricazione delle farchie

Le farchie sono fabbricate secondo rigide regole tradizionali. Si effettua la provvista di canne che sono essiccate per un anno durante l’anno; il giorno 8 dicembre si tagliano i rami dei salici che dovranno unire le canne, con nodi la cui realizzazione richiede esperienza e forza. All’interno è posta la pula e la paglia, all’esterno sono collegati mortaretti che sono accesi con la farchia.

Ogni contrada ha il suo “capo farchia” : Colli, Madonna, Mandrone, Forma, Vicenne, Fara Centro, Crepacci, Campo Lungo, Colle Anzolino, Via Sant’Antonio o Colle San Donato, Sant’Eufemia, Giardino e Pagnotto portano allegramente le farchie sul piazzale, dove una per volta sono accese.

Le farchie dipinte da Antonio Como foto

Le credenze popolari e il rito

C’è chi dice che un tempo dal modo di ardere della farchia il “sapinte della contrada” traeva previsioni sulla bontà del raccolto dell’anno.

Le farchie sono trasportate nel primo pomeriggio del 16 gennaio e messe in posizione verticale con manovre ardite, ma ben coordinate. L’accensione avviene verso il tramonto: uno spettacolo unico al  quale partecipa un pubblico proveniente da ogni parte del mondo.

Dopo aver acceso tutte le farchie iniziano i canti e la consumazione dei dolci. Dalla limitrofa Chiesa arriva la statua di Sant’Antonio portata in processione, e c’è la benedizione religiosa.

Uno spettacolo unico

Una descrizione breve, ma, credetemi, vale la pena assistere a questo spettacolo poiché è unico ed appartiene alle più antiche tradizioni abruzzesi che resiste alla forza inesorabile del tempo grazie ai volenterosi cittadini di Fara Filiorum Petri.

La scena dell’accensione delle farchie è ripresa da tutti i mass media moderni.

Un grande artista moderno – Antonio Como –  ha riprodotto sulle sue tele le scene delle farchie rendendole vive. Egli considerava Fara Filiorum Petri il suo paese di adozione (sua moglie Cristina era proprio di lì) ed ha voluto costruirvi una villa lassù sulla collina, da dove poteva godersi il meraviglioso paesaggio circostante.

Di lui, parleremo successivamente ed a lui sarà dedicato un apposito articolo.

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