Music Force di Chieti

Music Force di Chieti: casa discografica che forma cantanti

La Music Force è una etichetta discografica, con sede a Chieti, che oltre a promuovere i cantanti cura la formazione al mondo professionale. Un corretto approccio al mondo musicale è determinante per non spegnere le speranze di successo.

Etichetta Music Force: la Casa discografica di Chieti

L’Abruzzo spesso viene definita una regione di mezzo, tra un meridione in difficoltà ed un nord trainante, sia per la ricchezza sia per le opportunità realizzative; ma in sé racchiude le più svariate attività, realtà con consolidate, facilmente raggiungibili e guidate da professionisti estremamente disponibili.

 

Cantanti e musicisti: quando un album non fa carriera 

In questa occasione parliamo di una etichetta discografica, la Music Force di Chieti, non solo impegnata a promuovere le novità musicali; infatti prevede una forte componente istruttiva per gli artisti alle prime armi o con una formazione ancora superficiale.

La realizzazione di un album risulta un obiettivo già ambizioso, un sogno per molti; eppure la produzione di un album rappresenta il punto di partenza per una carriera. I social e le piattaforme possono essere una falsa illusione o un fattore determinante se considerati all’interno di un progetto; ci illustrano la situazione Emanuele e Alessandro.

Emanuele La Plebe Cellini

 

Intervista a Emanuele e Alessandro, Music Force di Chieti

Oggi abbiamo incontrato Emanuele e Alessandro, della Music Force di Chieti, che ci hanno concesso una intervista a tutto tondo: dall’attività della casa discografica alla situazione attuale in Abruzzo. 

 

Da quanto tempo esiste la l’etichetta Music Force a Chieti?

Emanuele:

L’etichetta Music Force nasce come associazione culturale all’inizio dal 2006, mentre siamo diventati editori nel 2008, iniziando ad occuparci anche di produzioni discografiche.

 

Quale attività svolgete qui a Chieti?

Emanuele:

Questa sede è di rappresentanza; qui noi accogliamo gli artisti, ci parliamo e prendiamo degli accordi. Poi, per quanto riguarda la parte tecnica, pratica, della realizzazione dei dischi, noi abbiamo una serie di studi convenzionati, nei quali si lavora a certi livelli, a cui poi mandiamo eventualmente del lavoro; perché ogni genere ha uno studio o un fonico, delle attrezzature che alla fine riportano al genere che il gruppo fa.

Noi curiamo tutto l’aspetto che viene esattamente dopo la realizzazione del materiale fisico. Perché produrre un materiale è facile, però, poi, la maggior parte delle volte rimane dentro un cassetto, ci sono pile di lavori discografici che alla fine rimangono inoperosi; invece noi riusciamo a pubblicare e a fare tutto un lavoro di promozione del disco, del singolo, del materiale; quindi proporlo a radio, dotarlo di  un ufficio stampa che si occupa delle recensioni; soprattutto poi abbiamo dei canali che nel tempo abbiamo costruito e oggi ci permettono di avere un bacino di utenza tipo.

Il canale Youtube inizia ad essere  importante perché superiamo i parametri, quelli canonici, per cui siamo riconosciuti anche come canale che è effettivamente musicale; ci sono dei numeri, ci sono degli iscritti, quindi siamo con dei parametri decisamente alti.

 

Quindi aiutate anche i giovani artisti ad emergere?

Emanuele:

Seguiamo l’artista, soprattutto facciamo consulenza; infatti iniziamo proprio dalla consulenza, per poi passare alla promozione e, quindi, alla pubblicazione effettiva; perché molti artisti non hanno capito che la pubblicazione effettiva è una cosa, tutt’altro è il caricamento su Youtube. Seguiamo l’artista nelle fasi della consapevolezza, perché in molti  non sanno nemmeno che cos’è la Siae. Tanti arrivano qui, vogliono fare il disco, hanno scritto fior fiore di canzoni, le hanno pure pubblicate su Youtube nel loro canale e non sono iscritti in Siae; quindi cerchiamo di fare una missione informativa sul campo perché il settore è ancora pressoché vergine. Io conosco artisti anche di 40, 45 anni, che si siedono qui davanti e in 10, 15 anni di carriera non sanno cosa sia la SIAE; quindi non hanno idea della vera pubblicazione, magari il brano fa anche numeri, ma non sono riconosciuti.

 

Siete una casa discografiche che organizza anche eventi?

Emanuele:

L’associazione culturale resta una base. In questi ultimi due anni non abbiamo fatto tanto, però abbiamo avuto modo di curare la realizzazione eventi, anche con la compartecipazione di Comuni, entità, associazioni, organizzazioni. Comunque cerchiamo di favorire un percorso per per chi fa musica; quindi sì, oltre la pubblicazione discografica, ci siamo occupati anche di eventi musicali.

 

L’ultimo grande evento è stato il concerto di Nek a Chieti?

Emanuele:

L’ultimo con Nek a Chieti è stata una compartecipazione con il Comune, con il quale abbiamo fatto tantissime cose, per esempio Marlene Kuntz e il Settembre Scalino; abbiamo portato sempre dei numeri importanti. Abbiamo fatto eventi anche con Pescara, Città Sant’Angelo, Francavilla. Insomma abbiamo lavorato negli anni con tanti comuni che ci hanno permesso di realizzare degli eventi importanti; questo è quello che facciamo quando ci chiamano.

 

Com’è rapporto della Music Force di Chieti col territorio abruzzese?

Emanuele:

Mah… Il rapporto con l’Abruzzo… Chiaramente siamo abruzzesi, siamo sul territorio abruzzese, quindi siamo portati a lavorare prettamente con gli artisti abruzzesi; se non fosse che una parte di loro tende a ad andare fuori, perché credono che le cose siano migliori; o comunque per riportare il fatto che hanno firmato un contratto con un’etichetta… Toscana… che fa tanto figo; però, poi, rivengono qui; abbiamo avuto veramente dei casi eclatanti, così come drammatici; persone che avrebbero iniziato a lavorare con noi, se non fosse che qualcuno ha detto “no, andiamo fuori”. C’è chi lo ha fatto per poi tornare qui, anche dopo un anno, con contratti fasulli e pochissima operatività.

Una pecca è quella di non considerare sempre nel modo corretto ciò che abbiamo; ecco… se fossimo probabilmente un po’ più uniti… un po’ più… anche consapevoli e informati su quello che è il mondo della musica; probabilmente si farebbero meno chilometri, meno spese; riusciremmo a lavorare tutti quanti e a far girare di più la macchina produttiva musicale, culturale, editoriale; ci sono risorse umane che spesso, purtroppo, sono penalizzate da questo tipo di mentalità.

 

Il fenomeno delle cover band, molto presente in Abruzzo, influenza la produzione discografica?

Emanuele:

Mah… Le cover band sono quasi uno sbocco dovuto; perché i musicisti per suonare si devono convertire. Ho lavorato parecchio nei locali con le cover band, perché sono pochi quelli che riescono a fare un discorso effettivamente professionale; cioè un gruppo inedito suona in un locale, se ha fatto almeno un disco, altrimenti non ha senso. Proporsi e proporre musica ha valore se c’è dietro un progetto; questo purtroppo non lo vogliono capire ed i progetti scarseggiano; quindi siamo costretti a lavorare con le cover band che bene o male hanno un punto di riferimento. Sottolineo l’importanza del progetto: programmare, quindi proporsi, pubblicare; probabilmente avremmo una scena con meno cover band e più proposte nei locali.

 

Quali sono i progetti attuali e futuri della Music Force?

Emanuele:

Noi abbiamo molti artisti che sono usciti nel 2021; di questi alcuni sono di fuori, ma abbiamo anche qualche abruzzese importante. Abbiamo Ernest Lo che è uscito con un disco nel 2021, è presente sulla compilation di Musicultura, che dopo Sanremo è il concorso italiano più importante per gli emergenti. Abbiamo Giulia DG, che è uscita con un singolo nel 2021 ed ha ben figurato facendo dei bei numeri, quindi stiamo preparando il disco che verrà pubblicato in questo 2022, con il suo primo album. C’è Daniele Mammarella, che ha fatto due dischi con noi che hanno riscosso successo, chiaramente si parla di musica poiché lui è un chitarrista; nel suo settore, seppur di nicchia, è considerato uno dei migliori. Quindi abbiamo queste forze che, tra l’altro, sono abruzzesi.

Stiamo puntando sui giovani artisti, uscendo pure con proposte che non sono abruzzesi; siamo, quindi, in continuo movimento. Attualmente sono questi i punti su cui stiamo lavorando.

 

Alessandro:

Aggiungo solamente che molta gente arriva con un prodotto finito e pensa di essere pronta per fare tutto; invece è da lì che inizia un discorso; perché quello che viene dopo la registrazione dei dischi è la cosa più importante; perché se il disco non lo promuovi non può essere visto né ascoltato da nessuno. Abbiamo anche una forza molto importante che è la distribuzione fisica, che molte etichette non hanno; perché comunque di vendite di “dischi fisici” se ne contano ancora.

Oltre gli artisti citati da Emanuele, stiamo lavorando molto bene con altri che vengono da tutta Italia. Noi portiamo in giro l’artista torinese, per esempio, ma con un’etichetta abruzzese, che è Music Force. Quindi la nostra riconoscibilità a livello nazionale inizia a essere abbastanza importante.

Stiamo ascoltando cose nuove da pubblicare nel 2022, non ci fermiamo un secondo; perché gli artisti ci scrivono alle due, alle sei del mattino, di sabato sera. In teoria lavoriamo nei soliti orari d’ufficio, ma in pratica non è così quando dobbiamo interagire con gli artisti; siamo sempre a disposizione.

 

La pandemia come ha condizionato il Vostro lavoro?

Emanuele:

Il 2020 è stato tremendo; mentre nel 2021, anche se molte cose erano ferme, abbiamo visto un “boom”, perché abbiamo pubblicato 10 dischi. Abbiamo incrementato le vendite dei dischi fisici ed è stata una cosa veramente molto bella, anche perché non ce l’aspettavamo; speriamo di ripetere un 2022 più o meno come il 2021.

Nel 2020 e 21 la cosa che ha appagato di più è stata la filosofia di Music Force, che spesso non riusciamo a trovare negli altri: la collaborazione; tutto sommato c’è ne è poca con entità abruzzesi, molta con quelle di fuori regione; cito per esempio quelle con un’etichetta friulana ed una campana.

C’è da evidenziare un grande risultato. Siamo entrati in classifica a fine 2020 con Peppe Soks, di cui abbiamo curato una parte della della distribuzione fisica; quella classica che si vede su “Tv sorrisi e canzoni”, quindi nella classifica ufficiale! Siamo riusciti a entrare nella top 50, tra nomi importanti come i Pink Floyd, Billie Eilish. L’artista campano, pochi giorni fa, ha firmato per la Sony e ne siamo orgogliosi. Restiamo nella sua “galassia” e questo ci fa piacere. Vorremmo quindi fare il bis con un’artista nostro, abruzzese.

 

Alessandro:

OK aspetta… aggiungo… Questo vuol dire che nel momento in cui si lavora in una certa maniera, i risultati si ottengono; quindi quando un’etichetta dà consigli è bene rispettarli perché gli obiettivi si raggiungono. Molti artisti, purtroppo, non riescono a raggiungere certi risultati perché fanno di testa loro.

 

Cosa distingue un’etichetta che lavora bene da una che lavora male? 

Emanuele:

Guarda, io delle altre etichette non posso parlare, non mi posso nemmeno permettere di criticare, perché ognuno ha un suo modo operativo. Nel mondo della discografia non ci sono delle formule perfette. Ciò che noi diciamo ai ragazzi quando vengono qua è: <se pensi di fare un disco e diventare famoso, fare milioni di follower, la porta sta lì>. Bisogna pensare di iniziare un percorso lavorativo ed essere pronti a scontrarsi con una realtà dura.

 

Cosa può fare un’ artista che vuole muovere i primi passi?

L’artista deve essere maturo e seguire le indicazioni dell’etichetta, anche per capitalizzare quello che facciamo noi. Non si può pensare di stare a casa con le mani in mano ad aspettare che l’etichetta risolva tutti i problemi; l’artista deve lavorare insieme a noi e allo stesso tempo essere imprenditore di sé stesso. Deve essere chiaro che bisogna sapersi proporre; questo vuol dire che se c’è un’intervista e tu nell’intervista non dici come ti chiami, dove stai, non ringrazi chi ti sta producendo e non dici dove si compra il il tuo disco, fai un danno a me e a te. Quindi noi cerchiamo di formare l’artista. Credo che l’etichetta indipendente, come il vivaio delle squadre di calcio, ti formi; quando sei pronto, se sei pronto, una squadra maggiore ti vede e ti fa fare un percorso diverso.

Noi non vendiamo illusioni; non ci avvaliamo di mezzi di forzatura. Tendiamo sempre a dire ai nostri artisti di evitare di comprare visualizzazioni. Per esempio io preferisco più un’artista che mi fa 5.000 visualizzazioni reali che non 100.000 comprate; perché innanzitutto non capiamo noi l’effettiva forza dell’artista, e comunque i nodi vengono sempre al pettine! Se uno fa i numeri, li fa senza falsarli. Purtroppo, oggi questa è una tendenza di molti artisti. Noi su questo punto siamo molto pragmatici, amiamo la realtà dei fatti.

 

In Abruzzo cosa manca?

Io credo che oramai è talmente globalizzata la realtà che parlare di Abruzzo sia riduttivo; nel senso che anche noi siamo proiettati nel mondo, perché abbiamo tutte le carte in regola. Anche qui si usano Spotify, iTunes, Youtube, Amazon; quindi possiamo comprare, ascoltare, usufruire di qualsiasi tipo di offerta.

Probabilmente manca la capacità culturale di apprendere il nuovo, che purtroppo è un problema storico; cioè iniziamo ad usufruire di una cosa quando questa cosa è già consolidata. La sfida è quella di portare fuori il nostro prodotto e farlo ascoltare, perché in Abruzzo non possiamo davvero chiedere di più.

 

Quindi cosa c’è da migliorare?

Dovrebbe migliorare la consapevolezza negli artisti abruzzesi di questo effettivo mercato. Il disco si fa facilmente: ti metti a registrare, tiri fuori le idee. Il problema è, quindi, capire che sei in un mondo globalizzato, che a New York ti si può ascoltare; quindi devi saperti vendere anche quando ti proponi, quando c’è un’intervista o c’è da fare una serata. Bisogna essere professionali nel momento che si ha anche una piccolissima possibilità di farsi vedere; spesso i nostri ragazzi non sono preparati a questo, mancano proprio quando c’è l’appuntamento clou. C’è poca palestra, poca preparazione proprio a livello culturale, ma è semplicemente perché siamo una realtà un po’ defilata, ci stiamo formando adesso.

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