Intervista esclusiva a Federico Perrotta foto

Federico Perrotta: intervista attore 6 agosto 2021

Intervista esclusiva del 6 agosto 2021 a Federico Perrotta, attore teatrale, televisivo e comico da sempre. Abruzzese di nascita, Federico Perrotta (nella foto di Vincenzo Fedecostante durante lo spettacolo “Se la panchina parlasse” tenutosi a Pescara il mese scorso)  rappresenta la nuova realtà teatrale e cinematografica italiana.  

Recentemente lo abbiamo anche visto impegnato nell’ultima opera teatrale di Pier Francesco Pingitore, “Se la panchina parlasse” insieme a Martufello, Manuela Villa, Morgana Giovannetti, Valentina Olla e Alessandro Tirocchi.

Lo abbiamo intervistato per voi.

Nostra intervista esclusiva del 6 agosto all’attore Federico Perrotta, recentemente impegnato con “Se la panchina parlasse”

Che rapporto hai con la tua (anzi nostra) regione?

Un rapporto viscerale, che a volte non si può spiegare. Quando c’è da scherzare allora gioco molto sul dialetto, sulle nostre tradizioni, sui modi di fare, sugli usi e sui costumi.

Se poi la domanda diventa seria allora ti spiego che mi riporta a mio nonno, a mio padre, alla mia famiglia che è molto numerosa, al senso di appartenenza, ai Natali passati insieme (una cosa che mi manca da morire). Quelle grandi feste in cui si stava tutti insieme, semplicemente con un piatto di lenticchie e zampone a giocare a carte… Il tavolo delle donne con i bambini e quello degli uomini che giocavano “forte”. Ecco che cosa è per me la regione. 

 

Puoi parlarci dell’ultimo spettacolo in cui reciti, “Se la panchina parlasse”?

E’ sempre un onore pazzesco e incredibile essere contattato da Pingitore per far parte di una sua produzione. In questo caso “Se la panchina parlasse” ha un doppio valore: uno puramente artistico, cioè quello di andare in scena diretti da lui con un suo testo poichè stiamo parlando di uno dei più grandi interpreti del teatro, del varietà e della satira italiana. L’altro è il fatto di affiancarlo anche nella produzione, e avere l’opportunità di apprendere da lui. Tutto ciò mi rende proprio orgoglioso.

La precisione, l’essere maniacale nei dettagli, il voler vedere qualcosa e non immaginarlo. Di solito quando si fanno le prove a voce si dice: “va beh, qui ci sarà una fontana, da questa parte un mobiletto, quando si andrà in scena vedrete i costumi”. Con Pingitore tutte queste cose si fanno in prova, e questo ti permette di andare in scena e tu non hai nessun dubbio, nessuna incertezza, nessuna sorpresa o difficoltà e, soprattutto, nessuna sorpresa in negativo da parte del pubblico.

 

Come avvenne l’incontro con un grande del mondo dello spettacolo, Pierfrancesco Pingitore?

E’ successo tutto grazie a una telefonata di Pino Insegno con cui già lavoravo da tempo perché avevo frequentato la sua accademia. Lui mi dice “c’è Pingitore che ti vuole incontrare”. Vado a casa sua e faccio un provino: ero così agitato, così voglioso di fargli vedere tutto quello che facevo anche  perchè il provino si faceva a casa sua, non in uno studio o in una sala teatrale / televisivo. L’ambiente quindi era abbastanza delicato (casa privata). Io volevo pure ballare, farmi vedere cantare, agitarmi. Lui cercava di tranquillizzarmi e nell’ultimo richiamo mi disse: “va bene caro. Adesso cerca di stare tranquillo”.

Io mi sono seduto sulla sedia che lui mi aveva offerto,e, purtroppo, con il mio peso l’ho sfondata. Mi guarda e poi dice: “non è possibile, hai rotto la sedia del 1700! – e ha aggiunto – Ora mi toccherà prenderti al Bagaglino per farti ripagare tutti i danni”. Questa fu la sua battuta storica.

 

Parlaci della Uao Spettacoli, che hai fondato con Valentina Olla, con la quale condividi spesso anche la scena e soprattutto la vita…

Uao è la prima parola che ha detto nostra figlia. Non ha detto né mamma né papà come prima parola. Ha detto “Uao”. Ci dovrebbe insegnare tanto, no? I bambini sono meravigliosi in questo. Con una parola ti danno uno stimolo e ti danno anche gli obiettivi. Noi avevamo in mente di aprire una società.

Volevamo fare questo insieme e tutto è andato in maniera naturale.

Lavorare con mia moglie è l’occasione anche di scoprirla e apprezzarla ogni giorno di più, anche se qualche volta si discute e può dire “non ti sopporto”.

Ci può stare la battuta classica “mamma mia mi sono portato il lavoro a casa”,  in realtà hai poche occasioni nel mondo di oggi di condividere tanto con tua moglie.

Noi condividiamo tantissimo la nostra vita e il nostro lavoro e questo ci permette di conoscerci e di capirci anche solo con uno sguardo.

Tutto è pesante e duro, non è una cosa facile,  però quando  c’è unione di intenti allora  tutto scorre molto rapidamente e nella maniera giusta.

La UAO Spettacoli ha l’obiettivo di intrattenere le persone lasciando man mano (in base agli spettacoli che produciamo) un piccolo dono di emozione, una curiosità in più, un  dubbio e soprattutto la voglia di vivere l’esperienza unica che è quella di andare a teatro, perché l’esperienza dal vivo non si potrà mai sostituire con quella in streaming. Non si può…

 

Quali e quante qualità deve avere un attore?

Tante… Il talento, la duttilità, la pazienza… Io per esempio in questo momento sono sul set da stamattina… Ci vuole tanta pazienza… Magari tu stai un giorno sul set e devi aspettare che arrivi il tuo momento e come dicevano i grandi come Mastroianni e Gassman “l’attore è pagato per aspettare e per essere stupido”. Stupido significa affidarsi quindi che deve essere molto sicuro di sé e nello stesso tempo si deve affidare al regista. Oltre a questo bisogna essere molto umani, sensibili perché chi sta vicino a te e non recita (magari è un macchinista, una truccatrice, un operatore, un fonico) merita tanto rispetto quanto te. 

 

Cosa sognavi di fare quando eri bambino?

Assolutamente questo! Totalmente questo!

 

Hai recitato anche all’estero… Quali differenze hai notato con il pubblico italiano?

La mia occasione di recitare a New York aveva una platea mista: erano persone magari di quinta generazione di origine italiana, l’80% erano abruzzesi, tutti gli altri dalle altre parti d’Italia. La cosa che mi è accaduta è che quando dicevo la battuta comica loro prima piangevano e poi ridevano. Partiva cioè la lacrima di commozione e quasi in contemporanea la risata. C’era quindi uno scollamento tra la reazione normale che dovrebbe provocare una battuta e quello che succedeva invece lì. Prima sentivo un mugugno, partiva un applausetto, magari con l’aggiunta “yes my grandfather, my uncle speak like you” (“mio zio, mio nonno parlano proprio come te”). Questa è la differenza che ho notato, che ovviamente mi ha aperto l’anima.

 

Come stai vivendo da artista questo periodo largamente condizionato dalla pandemia?

Cercando in ogni maniera di non farmi trascinare nell’apatia con nuovi stimoli ogni giorno e migliorando come essere umano, mi auguro, spero…

Cerco di non dimenticare mai che siamo una comunità e che non dobbiamo anche in un momento di difficoltà dimenticarci del prossimo.

Per me questo è un mantra. Il prossimo non significa soltanto il grande caso di difficoltà e la grande causa internazionale. Sono tutte cose importantissime. A me però interessa il vicino di casa. Sotto lockdown ho cercato finché era possibile di essere da sostegno per i miei vicini di casa di una certa età che vivevano l’isolamento in una situazione sicuramente non vantaggiosa.

 

Progetti futuri?

Non sono scaramantico. Si debutta con “I Matti di Dio”, uno spettacolo nuovo sulla storia vera del Messia d’Abruzzo. Questo personaggio mitico di Cappelle Sul Tavo, una storia quasi sconosciuta, che però mi ha colpito e che grazie ad Ariele Vincenti abbiamo deciso di mettere in scena e di realizzare con degli attori straordinari abruzzesi che sono Andrea D’Andreagiovanni, Massimiliano Elia e Giacomo Rasetti. Le musiche sono di un talento incredibile abruzzese, di Pescocostanzo, Francesco Mammola. Oltre a questo sto girando una serie televisiva che andrà in onda in autunno su Tv2000, che si chiama “Canonico” dove il protagonista è Michele La Ginestra. Uscirà ad ottobre la serie televisiva per ragazzi per la Rai che si chiama Halloweird, prodotta da Stand by Me.

 

Un saluto per i nostri affezionati lettori

Beh voi vi chiamate Abruzzo Oggi… Io penso sempre che meglio del futuro ci sia il presente, perché è nel presente che noi predisponiamo le cose affinché il futuro sia migliore… E quindi un abbraccio immenso e un buon lavoro a tutti gli abruzzesi di oggi che costruiranno il meglio del nostro domani.

 

E noi vi diamo appuntamento al 16 agosto, quando Federico Perrotta sarà all’Anfiteatro Romano di Alba Fucens portando in scena “I Matti di Dio”, di cui vi abbiamo parlato prima. Vi segnaliamo inoltre lo spettacolo “Come se fosse” di Pablo e Pedro (della UAO Spettacoli) all’Arena del Porto Turistico di Pescara il 10 agosto.

 

Si ringrazia l’ufficio stampa di Federico Perrotta per l’immagine nell’articolo “Federico Perrotta: intervista attore 6 agosto 2021”

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