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Pallotta e Sgarbi sul Museo dell’ Ottocento a Pescara

Intervista a Rosanna Pallotta e Vittorio Sgarbi sul Museo dell’ Ottocento inaugurato a Pescara, l’evento di risonanza nazionale ed internazionale. Il neonato Museo ottocentesco è un punto di riferimento per l’arte e la cultura del diciannovesimo secolo.  

Rosanna Pallotta e Vittorio Sgarbi parlano del Museo dell’ Ottocento a Pescara

Rosanna Pallotta ed il marito Venceslao Di Persio sono i mecenati che hanno dato vita al Museo dell’ ottocento situato a Pescara. Le parole della Signora e di Vittorio Sgarbi sull’esposizione.

 

Rosanna Pallotta

Come nasce la Sua passione per l’arte?

La passione per l’arte sia io che mio marito separatamente l’abbiamo avuta da quando eravamo giovani sicuramente. Io sono cresciuta, sono molto vecchia, perché sto per compiere 77 anni. Ci tengo alla mia vecchiaia perché giudico che la mia sia uno status privilegiato. Intanto perché ci si arriva (cominciamo con il dire). E poi perché è carica di tante cose positive (della saggezza, dell’esperienza, dei ricordi…). Sono orgogliosa quindi di essere vecchia e non ho fretta di andarmene, sia chiaro… Mettiamo i puntini sulle i… Diciamo quindi che, come forse tutte le ragazze del mio tempo, quando io ero adolescente c’era molto poco. I libri erano molto pochi e rari (quelli d’arte poi non ne parliamo…).

Io sono cresciuta con poche letture. Sono cresciuta soprattutto nell’insegnamento di un mio splendido e amatissimo professore che si chiamava Erminio Anchini che a noi alunni del liceo classico un giorno insegnò come approcciare le opere d’arte. Venne, aprì a caso il nostro libro di storia dell’arte e ricordo che viene fuori una Santa Teresa in estasi del Bernini. Lui passò per tutti i banchi chiedendo “che cosa ci vedi?” quindi chiedendo che cosa ci aveva suscitato. Questa è una cosa che mi ha marchiato a fuoco. In realtà poi ho scoperto che anche nella mia vita professionale. Io mi innamorai (come penso facessero a tutte le ragazze all’epoca) degli impressionisti francesi. Poi l’amore per l’arte lo è in tutte le sue espressioni.

 

L’amore per l’arte condivisa con Venceslao Di Persio

Con suo marito, Venceslao Di Persio, condivide questa passione. 

Da quando ho incontrato mio marito la nostra storia d’amore è andata bene… e anche per quanto riguarda l’arte. Insieme quindi abbiamo avuto questo nostro percorso artistico.

Poi un giorno ho avuto la folgorazione in un quadro di Antonio Mancini (il ritratto di Mrs. Fry) e quindi abbiamo deciso di acquistarlo; quel quadro non era molto apprezzato perché rappresentava una donna vecchia e nella pittura le donne vecchie non hanno fortuna. Io invece ho visto questo dipinto, mirabile per tecnica, che raffigurava questa donna, con uno sguardo pieno di fierezza e alterigia. Una donna che non si era piegata mai a niente e a nessuno. Immediatamente ho desiderato di rassomigliarle. Mi sono detta che se un giorno fossi diventata vecchia come lei avrei voluto trasmettere questi sentimenti.

 

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Libreria interna al Museo dell’ Ottocento a Pescara

Prima ha parlato di libri… Qui c’è anche una bellissima libreria…

È una libreria dedicata in cui alcuni volumi sono molto rari. Sono attinenti ai momenti e agli autori che sono presenti in questo museo e che pertanto sono dell’Ottocento. La nostra collezione copre un periodo che va dal 1813, cioè dal primo quadro commissionato da Carolina Bonaparte (sorella minore di Napoleone) a Joseph Rebell, che all’epoca era uno dei maggiori paesaggisti. Lei viene descritta perlopiù come una donna poco colta, quasi di casa, ma in realtà era sensibile e fu certamente aiutata in questo dalle sue relazioni sociali; non dimentichiamo che è stata amante anche di Talleyrand.

 

C’è un autore che vorrebbe aggiungere a questa collezione?

Adesso non mi viene in mente. Qualora ci fossero li aggiungeremo sicuramente… I collezionisti sono sempre bulimici.

 

 

Vittorio Sgarbi: Di Persio e il Museo dell’ Ottocento a Pescara

È veramente una bella sorpresa un museo così bello, di qualità, a Pescara; può essere una grande occasione per la città. Questa sarà un’occasione in più per venire e fermarsi perché un museo così mancava in Italia e in particolare nel Centro. Il fatto poi che sia iniziativa di un privato che si sostituisce allo Stato nel fare cultura è ancora più particolare. Basta un minimo di curiosità e qua ci si perde.

L’Ottocento è un secolo poco conosciuto, però il fatto di trovare tante opere d’arte di altissima qualità insieme penso che servirà a farlo conoscere meglio. Il Museo è vivo e consentirà a giovani e studiosi di approfondire un pezzo di storia dell’arte poco noto.

Andai  trovare Di  Persio 5 o 6 anni fa. Ho visto uno studio con quadri affastellati ed ho pensato ad un pazzo in preda ad un delirio, una specie di eccesso di piacere. Era tutto confinato ad una stanza e l’idea che tutto sia distribuito in questo palazzo rappresenta lo sviluppo del suo sogno. Alla fine ha preso uno palazzo dello Stato per disporre le opere in un modo mirabile.

Oggi queste opere sono di tutti; cioè… sono sue, suo è il palazzo, ma le opere sono di tutti. In qualche modo un percorso si costruisce e lui le opere le ha cercate; oggi le propone a tutti quindi aumenta la conoscenza e anche la quantità del nostro patrimonio artistico. Questa esposizione non è esprime il senso di una proprietà privata ma è Stato.

Lui ha scelto il logo M prendendo la M di Mancini, uno dei grandi pittori dell’ottocento; era talmente avanti come pensiero da dipingere un dipinto informale senza pennello solo toccando.

Il valore materiale per una collezione è superiore a quello dei singoli dipinti, perché quando metti i dipinti insieme diventano un corpo unico. Il valore spirituale è il valore di una conoscenza che cresce, nella conoscenza c’è una spinta in avanti.

 

 

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