Gianfranco Rotondi recensione del libro La Variante DC foto

Gianfranco Rotondi: recensione del libro La Variante DC

Gianfranco Rotondi: recensione del libro La Variante DC.

Innanzitutto bisogna stabilire lo scopo del libro, per poterne afferrare gli alti significati sociali e morali. Essi ci vengono dati direttamente dall’autore, l’On.le Gianfranco Rotondi, proprio all’inizio dell’introduzione alla lettura “Quella che segue non è la storia della D.C.. E’ la narrazione della fine della D.C.”

Un argomento scottante anche sotto il profilo storico, poiché il libro passa in esame i motivi che portarono alla “fine politica” della Democrazia Cristiana, un partito che ha consegnato alla storia la cosiddetta “Prima Repubblica” e che è stato il protagonista di una rinascita dell’Italia ricostruita anche dalle sue fondamenta ideologiche dopo i lutti, le miserie, le distruzioni dell’ultima guerra mondiale.

Certamente la rinascita dell’Italia del dopoguerra, l’arrivo del cosiddetto “miracolo economico” non è tutto merito della Democrazia Cristiana, ma anche dell’intero Parlamento Italiano.

Gianfranco Rotondi: recensione del libro La Variante DC

Rotondi parte dal 1976, anno in cui si svolsero  le elezioni politiche, che secondo lui, furono vinte dalla D.C. per merito del grande scrittore e giornalista Indro Montanelli.

Certamente c’è stato il suo valido contributo.

Non bisogna  dimenticare che la D.C. di allora aveva esponenti politici, oltre a Zaccagnini, di grande rilievo e preparazione.

Inoltre  il partito era organizzato in maniera capillare e presente su tutti i paesi del territorio nazionale con un proprio apparato “burocratico amministrativo”, se tale si può definire.

Effettivamente gli editoriali e gli scritti di Indro Montanelli hanno influenzato una larga parte della popolazione italiana ed ispirato anche i programmi e la campagna elettorale della D.C.  nel 1976.

Il giovane Gianfranco Rotondi

Il giovane Gianfranco Rotondi raggiunse ogni angolo del territorio di sua competenza distribuendo i fac-simile per far votare l’On.le Gerardo Bianco.

Allora la propaganda si esercitava “porta a porta”.

I “clan famigliari”, le associazioni o i piccoli impresari ed operatori economici organizzavano riunioni nei più disparati luoghi.

Erano persone che credevano negli ideali di Don Sturzo e nella forza propulsiva della Democrazia Cristiana.

Il giovane Rotondi, appena sedicenne, però, partecipava alla campagna elettorale con la forza del credo negli ideali di Don Sturzo e della Democrazia Cristiana, del resto, considerando la sua giovane età, non aveva alcun interesse personale.

Allora la D.C. era organizzata per “correnti interne”, ma si ricompattava e metteva in campo tutte le proprie sinergie nelle campagne elettorali, mettendo da parte ogni divisione personale, si presentava all’elettorato con i propri candidati frutto di una lunga opera di mediazione interna che si contendevano le “preferenze”.

Bello il racconto dell’incontro fra Indro Montanelli e i giovani Gianfranco Rotondi e  Franco De Luca: l’episodio denota tutta la semplicità, la purezza di sentimenti e l’entusiasmo che solo i giovani che credono nelle proprie idee posseggono.

L’aurora del futuro politico di Rotondi e De Luca

Era l’aurora del futuro politico di Rotondi e De Luca.

Già nel 1976 la D.C. aveva bisogno di una cura rinnovatrice di esponenti e di idee, questo era auspicato da Indro Montanelli e da una larga parte dell’elettorato.

Erano gli anni in cui il Partito Comunista e il Partito Socialista aveva alla loro guida due esponenti dinamici, dalle idee moderne che facevano presa sulla popolazione: Berlinguer e Craxi.

Gianfranco Rotondi foto

Rotondi fa un’affermazione giusta: attribuire la fine della D.C. alla sua staticità non è esatto, essa va ricollegata al nuovo sistema elettorale maggioritario che imponeva preventive alleanze.

Infatti questo era Il punto di arrivo delle idee sullo svolgimento delle elezioni paventato da Moro, Segni e Montanelli.

Rotondi effettua un attento excursus storico sugli avvenimenti dal 1976 al 1993.

Parlando di Moro, Rotondi afferma che fu un conservatore che dialogava col Partito Comunista nel sottile tentativo di indebolirlo.

Alcuni episodi degli anni roventi delle Brigate Rosse sono riportati in maniera precisa.

La grande conclusione sugli anni ottanta

E poi la grande conclusione sugli anni ottanta: l’Italia è cresciuta con la Democrazia Cristiana. Oggi potremmo aggiungere è declinata senza la D.C..

Una affermazione pesante, ma in molti ancor oggi dicono “stavamo bene con la D.C., con  Craxi e i Comunisti, stavamo meglio e avevamo anche la possibilità di mettere qualche lira da parte.”

L’autore cita gli avvenimenti di quegli anni: l’elezione di Flaminio Piccoli alla Segreteria D.C., l’uccisione di Piersante Mattarella, la strage di Ustica, il terremoto dell’Irpinia, lo scandalo della P2 e si comincia a parlare di finanziamenti illeciti ai partiti.

La D.C. assorbiva gli avvenimenti e portava avanti un “dialogo” interno .

L’alleanza fra Fanfani, Andreotti e Colombo portò alla segreteria del partito Ciriaco De Mita, contrapposto a Flaminio Piccoli.

Questultimo giudicato segretario troppo debole per contrastare le forze politiche di Craxi e del P.C.I..

Erano gli anni in cui De Mita impresse alla D.C. una chiara connotazione di centro. Voleva essere segretario della D.C. e nel contempo capo del Governo, cosa che non fu mai accettata e al suo posto arrivò Forlani alla segreteria D.C., mentre De Mita divenne Presidente del Consiglio, ma allora i governi duravano poco: restò in tale carica solo per un anno.

Siamo nelle elezioni del 1990 e il giovane Gianfranco Rotondi fu eletto in quelle regionali con 30000 preferenze. Un bel bottino, considerata quella che lo stesso Rotondi definisce nel libro “la disfida irpina con De Mita”.

La D.C. sembrava essere ben salda al potere, nessuno poteva immaginare ciò che sarebbe accaduto dopo un po’.

Il periodo politico dell’epoca e i relativi  avvenimenti

Rotondi ripercorre tutto il periodo politico dell’epoca e ne racconta i relativi  avvenimenti: le “picconate del Presidente della Repubblica Cossiga”, le elezioni politiche del 1987 e l’arrivo di Scalfaro alla Presidenza della Repubblica con tutta la loro “retrologia politica” .

Una esposizione di antefatti alla caduta della Democrazia Cristiana che Rotondi espone con competenza, signorilità e sinteticamente, che ben fotografa l’ambiente e la politica dell’epoca.

Storie che fanno parte  di esperienze giovanili, ma che servono anche a ben delineare gli ideali e il carattere dell’autore del libro “La Variante DC”.

Dopo l’elezione di Scalfaro alla Presidenza della Repubblica, inizia il forte declino della Democrazia Cristiana.

Un fenomeno dovuto anche al grande potere assegnato dalla corrente di sinistra della D.C. alla Magistratura.

A ciò si aggiunse l’introduzione dell’incompatibilità della carica di Ministro con quella parlamentare.

La conclusione

Gianfranco Rotondi inizia da questi fatti la sua lunga narrazione sulla fine della Democrazia Cristiana,.

L’assalto delle procure a diversi esponenti di cinque partiti.

Solo Gerardo Bianco (capogruppo democristiano alla camera) e Gabriele De Rosa (capogruppo democristiano al senato) si opposero a queste manovre.

Rotondi conclude “l’eutanasia democristiana si concluse con l’approvazione della nuova legge elettorale e l’accelerazione verso elezioni anticipate”.

Il Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, anche nella sua specifica qualità di Presidente della Magistratura, nulla oppose, né fece alcun intervento per arginare i fatti e le indagini che portarono sui banchi dei tribunali i più alti esponenti politici dell’epoca.

Ormai la guerra era persa e lo stesso segretario D.C. Martinazzoli lo dichiarò anche al Papa Giovanni Paolo II che aveva tentato invano di salvare la deriva della D.C..

L’autunno della D.C nel 1993 e il successivo inverno del 1994 sono descritti con pagine semplici, ma dense di grande significato politico.

Una narrazione precisa di fatti che hanno segnato la storia della Democrazia Cristiana

Si può tranquillamente affermare che il libro dell’On.le Gianfranco Rotondi non è un processo a quanto accaduto. Costituisce una narrazione precisa di fatti che hanno segnato la storia della Democrazia Cristiana, le cause della sua fine insieme a quelle della Prima Repubblica.

Un libro che va letto tutto d’un fiato perché non è di parte. 

Infatti  Rotondi racconta  quanto accaduto nella sua più cruda realtà, con la consapevolezza di un giovane che ha sempre creduto e crede ancora oggi nei valori indicati da Don Sturzo.

Un invito, quindi a leggerlo, soprattutto per comprendere e rivalutare un difficile periodo storico della vita politica italiana.

La storia, quella vera, darà il proprio giudizio anche su questo: il seme delle discussione è aperto, il solco del dibattito culturale e politico è aperto, il libro di Rotondi ne costituisce  la prova e, se vogliamo, l’alba.

 

Le foto nell’articolo “Gianfranco Rotondi: recensione del libro La Variante DC” sono tratte dalla pagina facebook di Gianfranco Rotondi 

Consulta il nostro Calendario Eventi

Segui la pagina Facebook AbruzzoOggi

Torna alla Homepage AbruzzoOggi

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

CAPTCHA


AbruzzoOggi.it 👉 Testata Registrata Trib. Chieti Decreto 27/21 15/01/2021 - Iscrizione ROC 12116/2021 10/03/2021
Direttore Responsabile: Marco Vittoria
protezione civile emergenza coronavirus
supporto al sistema sanitario Abruzzo
donazione croce rossa italiana
Call Now Button