Il Santuario della Madonna dell'Altare di Palena foto

Il Santuario della Madonna dell’Altare di Palena: la storia

Il Santuario della Madonna dell’Altare di Palena: la storia e le celebrazioni.

2 luglio: ogni anno Palena festeggia la Madonna dell’Altare e i Palenesi si recano in devoto pellegrinaggio lassù sul Monte Porrara a quota 1280 s.l.m. dove si erge maestoso il Santuario della Madonna dell’Altare.

Monte Porrara = Por – ara = Porta verso l’ara cioè porta verso l’Altare. Poiché Celestino V portava sempre con sé un’immagine della Madonna a cui era molto devoto il Santuario fu chiamato Madonna dell’Altare.

Dall’alto di quella rupe, guarda verso la vallata, fin verso il Mare Adriatico e sembra voler unire e proteggere  l’intero territorio.

Il Santuario della Madonna dell’Altare di Palena: la storia e le celebrazioni

L’antica leggenda e tradizione popolare vuole che la zona contigua al Santuario non è abitata da rettili velenosi e gli animali selvatici se ne mantengono a debita distanza.

Il Santuario ha una struttura tipica delle costruzioni dei monaci celestini. Contiguo ad esso, leggermente più in alto esiste il giardino pensile e il piccolo orto dove i monaci coltivavano le loro erbe aromatiche.

Il Santuario può essere considerato una piccola fortezza e, prova ne sia, le feritoie protettive e di avvistamento poste al di sopra del suo ingresso murario e delle sue mura perimetrali..

L’antica e secolare porta in legno, con apertura a due ante ad arco a tutto sesto e la porticina di ingresso, hanno resistito alla forza del tempo e delle pur grandi e terribili intemperie della montagna.

Il Santuario

Il Santuario è stato restaurato dopo il terremoto del 7 ed 11 maggio 1984, Sindaco Rag. Manfredi Pulsinelli, Progettista e Direttore dei Lavori l’Architetto Riccardo Mascetta.

Di recente è  stata recuperata,  in una sua piccola zona delle fondazioni,  e riportata alla luce la piccola grotta su cui Celestino V adagiava il suo corpo con di fronte l’immagine della Madonna che l’accompagnava sempre nei suoi cammini di eremita.

Il Santuario è stato costruito  nel tredicesimo secolo e il Cantera ne attribuisce la costruzione proprio a Celestino V.

Gli studiosi di Celestino V

Tanti gli studiosi della vita del grande Santo, oggi rivalutato al suo ruolo di precursore della rifondazione di una Chiesa diversa da quella dei suoi tempi.

Il Cardinale Stefaneschi è stato uno dei primi studiosi della sua vita. Quest’ultimo  dice infatti che Celestino V è vissuto in perfetta solitudine in questi luoghi santi per circa tre anni.

La notte fra il primo e due luglio

La notte fra il primo e due luglio “le compagnie” (così sono chiamati i gruppi di pellegrini provenienti da ogni parte del Sangro Aventino) percorrono a piedi il lungo sentiero della “tracciolina”.

Un piccolo sentiero che parte dal ponte nei pressi delle sorgenti del fiume Aventino e si inerpica verso la montagna, passando attraverso le “scalelle”, gradini scavati nella roccia per permettere un difficile passaggio, nella zona del Monte Porrara denominata tre pareti.

Infatti verso valle ci sono  “tre pareti”, dove esistono grotte chiamate, ancora oggi “grotte dei monaci”, fino ad arrivare nell’incavo formato dal fiume Aventino ed arrivare più su, verso il Colle di Castel Cieco (con relativi ruderi del castello) e la cosiddetta “Valle dei Monaci” dove esiste un antico cimitero.

Il sentiero

Il sentiero attraversa zone rocciose,  fino ad arrivare alla cosiddetta ampia Valle della Madonna dell’Altare coperta da ampi boschi di faggi, alcuni anche secolari.

La prima sosta è quella della Fontana di San Cataldo. Qui infatti si mettono in ordine i fedeli e seguono lo stendardo retto dal più anziano della compagnia. 

 Poi si parte, fedelmente e lentamente,   recitando  il rosario o le preghiere fino a raggiungere la seconda sosta che è costituita dall’enorme masso che oggi è denominato “Taverna”.

La prima sede di rifugio di Celestino V

Questa  fu la prima sede di rifugio di Celestino Quinto, in fondo ad esso aveva scavato un piccolo giaciglio con foglie secche  e posto il solito quadro della Madonna che lo ha sempre accompagnato.

In questa posizione scomoda e  mortificante per il suo fisico, Celestino Quinto visse fino a quando fu costretto ad abbandonare il rifugio  per le troppo frequenti visite delle popolazioni della zona.

Infatti si era sparsa la voce della sua presenza e dei miracoli che potevano fare le sue preghiere e lui, amante della solitudine,si rifugiò nell’antro sul quale lui e i suoi confratelli costruirono il Santuario della Madonna dell’Altare.

La seconda sosta e l’arrivo al Santuario

La seconda sosta è quella del “pietrone”: un masso sul quale ogni pellegrino depositava una pietra, quale segno di presenza e di promessa di ritorno per l’anno dopo.

E poi l’arrivo al Santuario, nei pressi del quale si alzavano i diversi canti di ciascuna “compagnia” in onore della Madonna dell’Altare.

Questi gruppi erano catalogati come “quelli di valle” (provenienti dalla valle Aventino) e “quelli di monte” (provenienti da Gamberale, Pizzoferrato e i paesi dell’Alto Sangro). Questi ultimi depositavano una pietra in un “passetto”: la più stretta zona del sentiero, dove si passa uno per volta e, quando il Santuario era ancora abitato da monaci, c’era un frate che con un bastone benediceva ogni pellegrino che passava.

Le leggende su Celestino V

Tante le leggende su Celestino V, una in modo particolare colpisce ancora la nostra fantasia: tramandata di generazione in generazione per via orale, nei pressi del camino.

Celestino V si svegliava all’alba di ogni mattino e le sue orecchie udivano il suono delle campane delle lontane chiese.

Un giorno una vedova gli regalò un gallo: da allora le sue orecchie non udirono più il celestiale suono della campane e decise, così di abbandonare l’eremo della Madonna dell’Altare per superare il Valico di Coccia ed andare verso i Monti del Morrone, dall’altro versante della Maiella.

Questa circostanza trova conferma anche nel libro del Cardinale Stefaneschi.

L’altra leggenda

L’altra leggenda vuole che l’acqua dell’attuale fontana sia scaturita da un suo gesto e che chiunque la beve con devozione e recita cinque Pater, Ave e Gloria può chiedere  una grazia alla Madonna dell’Altare.

La Chiesa

La Chiesa è piccola, un pavimento in mattoni di laterizio, un altare dalle linee semplici,  con gradini in pietra locale, un antico confessionale in legno.

Un bellissimo quadro di Celestino V, di autore ignoto, con le mani giunte in preghiera mentre due Angeli volano verso il Cielo con la Tiara Papale.

A questo si è aggiunto di recente quello del pittore locale Scarci Corrado, raffigurante il Papa Celestino Quinto con la Tiara Papale.

Sull’altare troneggia la statua della Madonna dell’Altare con il Bambino: i suoi occhi meravigliosi, il suo sguardo ti segue dovunque e ti benedice.

Qualche anno la statua è stata portata nella Chiesa Madre di Palena dedicata ai Santi Falco e Antonino Martire.

L’archivio dei padri celestini sembra sia stato portato a Montecassino.

La campana

Di Celestino V resta solo la campana che reca la data del 1596, con lo stemma di Santo Spirito del Morrone, e tre lettere R.A.M. (Regia Abbatia Morronensis), conservata gelosamente dal Comune di Palena.

Al centro del pavimento, il lastrone di pietra con “campanella in ferro” che dava l’accesso alla cripta.

Sulla destra la lapide dedicata ad una baronessa morta molto giovane.

Il Santuario della Madonna dell’Altare col relativo monastero celestininiano ha resistito per secoli a tutte le vicissitudini storiche, ma non alla nuova cultura della rivoluzione francese.

La legge 13 febbraio 1807

Infatti la legge 13 febbraio 1807 emanata da Giuseppe Bonaparte abolì gli Ordini Religiosi della Regola di San Benedetto, di San Bernardo e dei Celestini. Quando si vuotarono i monasteri, furono bruciati libri e secoli di cultura, archivi deturpati e vituperati.

I Perticone

Il buon Barone Perticone Alfredo, approfittando anche della presenza di un suo parente fra i frati, per evitare il saccheggio del Convento della Madonna dell’Altare ne acquistò la proprietà.

La conferma resta anche evidente nell’antico catasto napoletano dove alla pagina 3917 si legge “Si carica d’Ufficio in pendenza della morte di Perticone Alfredo” avvenuta il 14/10/1847, registrato  in Casoli il 09/04/1848 al n. 1430.

Passa alla partita 3919 in testa a Perticone Gustavo fu Eliodoro.

Per brevità, si omettono i successivi passaggi all’interno della nobile famiglia Perticone.

Certo è che la Baronessa Perticone Elena, ultima proprietaria della famiglia Perticone, cede in donazione  tutti i diritti di proprietà al Comune di Palena, con diverse clausole, fra le quali la più importante è che il Santuario resti luogo di culto.

Sindaco del Comune di Palena accettante la donazione  fu il Geom. Italo Cifani.

Il Santuario Madonna dell’Altare oggi

Oggi il Santuario Madonna dell’Altare è comodamente raggiungibile con una strada rotabile che attraversa l’ampio bosco di Pagliarella e Tocchito Inferiore.

Il progetto della strada fu redatto dal Geom. Campana Ferdinando, con rilievi topografici fatti dal figlio Cesare.

Il primo lotto fu eseguito con la direzione lavori di un altro professionista che non aveva nozioni topografiche e che fu costretto a fermarsi perché aveva sbagliato le quote delle livellette stradali e si era abbassato troppo, per cui sembrava quasi impossibile arrivare al Santuario.

I lavori furono interrotti per molti anni, finché sempre lo studio tecnico del Geom. Campana Ferdinando e Cesare, riuscì a rimediare all’errore commesso e, con un finanziamento della Cassa per il Mezzogiorno l’Impresa Benigno Paterra  arrivò fino al piazzale del Santuario, prima con una ruspa e poi con una macchina, aprendo così una rotabile dalla S.S. 84 Frentana (al Km. 11 circa).

Nell’ampio salone con relativo camino, esistevano sulle pareti tante scritte col carbone dei diversi pellegrini.

Quella che, però, colpiva di più era l’elenco dei prigionieri che i tedeschi tenevano nel Santuario ed erano adibiti come lavoratori a realizzare le fortificazioni della linea Gustav dell’ultima guerra mondiale.

I lavori di restauro ne hanno cancellato la testimonianza.

Gli abitanti dei paesi limitrofi 

Molti abitanti dei paesi limitrofi e anche molto lontani arrivavano a Palena per raggiungere il Santuario Celestiniano della Madonna dell’Altare.

Era un cerimoniale che affondava le radici nei secoli passati e ne conservava aspetti, regole e consuetudini molto rigide.

La sosta obbligata era quella presso l’osteria di Francesco Mosca: là confluivano, verso l’alba,  molte “compagnie” (raggruppamenti di uomini e donne di ogni età provenienti dai paesi vicini) con i relativi stendardi che erano appoggiati lungo la parete del muro che guardava verso l’invisibile, lontano Santuario che dominava da lassù in alto tutta la zona. Le persone si sedevano all’interno del locale o nel portico: Francesco accoglieva tutti col suo sorriso accattivante, e la sua signorilità; molti erano suoi amici o conoscenti, ma a tanti altri era costretto a chiedere la loro provenienza. A tutti era concesso un giusto ristoro e consentito di consumare il pasto che loro stessi portavano nel loro lungo cammino in un tascapane o in uno zaino.

Dopo la sosta

Dopo la sosta, il più anziano (era il capo compagnia) afferrava con le sue robuste braccia il relativo stendardo e poi con voce possente gridava

  • Ave Maria!

Uno di questi era quello dei pellegrini provenienti a piedi da Palombaro, la cui “compagnia” nei pressi del Santuario cantavano con quanto fiato avevano in gola, in un misto di italiano e dialetto un inno  di cui trascrivo le testuali parole:

“Ai piedi di Santi Falico

C’è nata una rosa

Quell’era la sposa

E tutti l’andiamo a venerar

Evviva Maria

Maria Evviva

Evviva Maria

E chi la creò

E sette son le stelle

Maria è la più bella

Essa è la stella

Che noi veniamo a venerar

Evviva Maria

Maria Evviva

Evviva Maria

E chi la creò

E sopra alla Porrara

Ci sta la Madonna

La figla di Sant’Anna

Che noi andiamo a visitar”.

Il canto

Il canto era molto lungo ed intonato nelle strofe dalle persone più anziane, con cadenze fra il dialetto, e l’italiano il ritornello era cantato da tutti i componenti della compagnia con quanto fiato avevano in gola.

I Baroni Perticone avevano affidato, col consenso del Parroco di Palena, la curatela religiosa del Santuario della Madonna dell’Altare al Sacerdote Don Concezio Delfini. Questo vi si recava quasi ogni domenica e spesso vi soggiornava per più giorni come un novello eremita.

Il Confessionale aveva avuto un antico privilegio: di poter perdonare i peccati mortali più gravi e Don Concezio era noto come un grande e bravo confessore.

Don Concezio Delfini foto

Don Concezio Delfini  – Sacerdote

“Cappellano – curatore” del Santuario Madonna dell’Altare,

“prete prestaiuolo” perché celebrava la messa dell’alba nella

Chiesa di San Francesco

 Commissario governativo di Palena giugno – agosto 1944

(foto concessa per cortesia dal nipote ins. Delfini Giuseppe)

Il quadretto con la poesia

In un piccolo angolo della Sagrestia c’era un quadretto con una bellissima poesia composta dall’insegnante Panfilo Napoleone (nonno dell’omonimo celebre pittore acquerellista di Palena):

“MONSTRA TE ESSE MATREM

Da mille angustie oppresso, a Te, o Maria,

umile innanzi al tuo Altar prostrato,

una prece, sebbene indegno io sia,

T’innalza il cuor da acerbo duol straziato.

Tu il pellegrin rimetti a dritta via,

Tu la vita ridoni al naufragato;

conforto all’esule sei sempre, o Pia;

sarò da Te io solo abbandonato?

Giammai diniego dal tuo labbro uscio,

quando, fidente, a Te si chiese aita;

ed ascoltar non vuoi il pianto mio?

Rivolgi a me benigni gli occhi tuoi,

mostrati Madre e i mali della vita

allontana da me che bene il puoi.

Panfilo Napoleone

Pellegrinaggio Madonna dell'Altare locandina

Il pellegrinaggio organizzato dal Centro Aggregativo Anziani di Palena

Il Centro Aggregativo Anziani di Palena organizza per il 12 luglio il Pellegrinaggio al Santuario della Madonna dell’Altare di Palena, con pic-nic e Santa Messa.

Una iniziativa lodevole poiché riuscirà a riportare nell’antico Santuario, tante persone che, purtroppo, oggi non ne avrebbero la possibilità.

Una giornata di preghiera e di Festa, quindi, in onore della Madonna dell’Altare.

Un vivo ringraziamento va alla Presidente Anna Di Tommaso, al Consiglio Direttivo del Centro ed a tutti i partecipanti.

Un appuntamento importante nel rispetto delle leggi sulla lotta al coronavirus e tutti uniti col Santo Rosario  nell’invocazione alla Madonna dell’Altare che allontani definitivamente dal mondo lo spettro del coronavirus.

E’ vietata la riproduzione anche parziale del contenuto, ogni diritto è riservato.

 

Foto principale di Piero Vittoria

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